Sotto lo stesso cielo: Italia, Scozia e Afghanistan unite dalla scienza e dalla scuola

Sotto lo stesso cielo: Italia, Scozia e Afghanistan unite dalla scienza e dalla scuola. Inizia il viaggio verso la stratosfera

Novi Ligure, 20 febbraio 2026 – C’è un momento, raro e potente, in cui la scuola smette di essere solo un’aula e diventa una finestra spalancata sul mondo. È successo con il seminario internazionale “Under the Same Sky”, il primo incontro inaugurale del percorso educativo “Touching the Sky”, che nei prossimi mesi unirà tre comunità scolastiche – Italia, Scozia e Afghanistan – fino a un traguardo simbolico e concreto: il lancio di un pallone stratosferico, costruito e vissuto come esperienza collettiva, scientifica e umana.

Tre Paesi collegati in diretta, un unico cielo come punto di partenza. Non un evento “da calendario”, ma un gesto educativo: guardare in alto insieme per ricordarsi che la conoscenza, quando è condivisa, sa abbattere confini che sembrano impossibili.

Ad aprire l’incontro, la docente Maria Teresa Lauria (IIS “Ciampini-Boccardo”), con una domanda che ha attraversato lo schermo come una scintilla:

“Che cielo vede uno studente di Novi Ligure, uno di Stirling e una studentessa afghana quando alza lo sguardo?”

Da qui il titolo: Under the Same Sky. La stessa volta stellata sopra di noi, ma osservata da latitudini diverse, raccontata da tradizioni diverse, eppure capace di parlare una lingua comune: quella della curiosità.

Ospite del seminario, Andrea Bernagozzi, ricercatore dell’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta, che ha presentato al pubblico l’osservatorio, i suoi telescopi e il planetario, trasformando una lezione di astronomia in un viaggio emozionante tra coordinate, miti e storia della conoscenza.

Attraverso una simulazione dal vivo con Stellarium, Bernagozzi ha mostrato come il cielo cambi a seconda del luogo, pur rimanendo lo stesso cielo per tutti. Un esempio su tutti: Sirio, la stella più brillante visibile a occhio nudo. Nel medesimo istante universale, Sirio appariva alta verso sud in Italia, in fase di “salita” in Scozia, e in fase di “tramonto” in Afghanistan. Vicino, una presenza luminosa che non era una stella ma un pianeta: Giove, riconoscibile proprio grazie al confronto tra osservazione e simulazione.

E poi il cuore del messaggio: le costellazioni non sono disegni “reali” nel cielo, ma trame umane, linee immaginarie create per orientarsi, per raccontare, per dare un ordine al meraviglioso. Proprio come quando da bambini guardiamo una nuvola e ci vediamo dentro un animale, una nave, un volto.

Il racconto si è fatto ancora più profondo quando Bernagozzi ha richiamato la figura di Al-Sufi e il suo testo del X secolo, il Libro delle Stelle Fisse (Kitab Suwar al-Kawakib), mostrando come i nomi di stelle celebri – come Betelgeuse e Rigel – portino con sé un’eredità antica, trasmessa attraverso secoli e culture.

Non è solo romanticismo: è storia viva della scienza. È la prova che il sapere non appartiene a un popolo solo, ma è una staffetta: qualcuno ha guardato prima di noi, e noi oggi possiamo guardare meglio anche grazie a quel “prima”.

La lezione ha toccato anche la dimensione pratica: l’uso della Stella Polare per la navigazione e per comprendere la propria posizione sulla Terra. Confrontando Kabul, Novi Ligure e Stirling, Bernagozzi ha mostrato come l’altezza di Polaris sull’orizzonte cambi con la latitudine: un dettaglio semplice, ma capace di accendere una consapevolezza grande. Il cielo, se lo conosci, non è solo bellezza: è anche bussola, è anche geografia, è anche orientamento nella vita.

Dopo l’intervento scientifico, sono arrivate le parole che danno senso umano all’incontro. Le studentesse di Learn Afghan, con i docenti Husna Kargar e Pashtoon Barakzai, hanno condiviso un contributo sulla Luna: la sua presenza nella cultura afghana, il legame con i cicli agricoli, le credenze legate ai sogni nelle notti di luna piena, e una spiegazione chiara delle fasi lunari e dell’origine del nostro satellite.

In quelle frasi – pronunciate con semplicità e coraggio – c’era tutto il valore dell’evento: restare connessi al mondo attraverso ciò che si insegna, anche quando le condizioni rendono tutto più difficile. La scienza, qui, non è stata un argomento: è stata un ponte.

Gli studenti della Wallace High School di Stirling, insieme al docente Derek Manson, hanno restituito un feedback che è quasi una dichiarazione di intenti: studiano fisica, amano lo spazio, ma l’incontro li ha colpiti perché ha mostrato l’altra faccia della scienza: quella che incrocia la cultura, la storia, l’immaginazione.

Hanno raccontato quanto sia sorprendente scoprire che popoli lontani, in epoche diverse, abbiano visto spesso figure simili tra le stelle – e, allo stesso tempo, abbiano saputo immaginarne di nuove. Diversi, ma con una stessa capacità: dare forma al cielo.

“Under the Same Sky” non è stato un evento isolato. È stato il primo passo di un percorso più ampio: “Touching the Sky”, che culminerà nel lancio di un pallone stratosferico, simbolo di esplorazione, di collaborazione internazionale e di speranza educativa. Un progetto in cui gli studenti non saranno spettatori, ma protagonisti: dalla preparazione tecnica, alla narrazione, alla costruzione di un racconto condiviso che viaggerà “lassù”, portando con sé messaggi, idee e sogni.

Perché, alla fine, l’obiettivo non è solo “arrivare in alto”. È portare in alto qualcosa che spesso la scuola riesce a generare quando è vera: fiducia, futuro, e la sensazione concreta di non essere soli.

Per la Wallace High School (Stirling, Scozia): studenti e il docente Derek Manson.

Per l’IIS “Ciampini-Boccardo” (Novi Ligure, Italia): i docenti Maria Teresa Lauria, Corrado Campisi, Alessandra Plotegher, e il team studenti “Generation STEM”: Rocca Mia, Fera Mikaelaa, Possenti Gabriele, Rusconi Nicolò, Passarelli Leonardo, Mohammadi Zineb, Cogo Cecilia, Diego Pellegrino, Cornelli Greta, Mariasole Tamburini, Lazzari Nycolas, Ivachenko Daniil, Ochian Stefan, Lauricella Luciano.

Per Learn Afghan (Afghanistan): studentesse e i docenti Husna Kargar e Pashtoon Barakzai.

In un tempo in cui il mondo sembra spesso dividersi, questo seminario ha mostrato l’opposto: la scuola che unisce, la scienza che accende, la cultura che dà profondità, e lo stesso cielo come terreno comune.

Sotto quelle stelle – le stesse per tutti – è iniziato un cammino che porterà tre scuole a lavorare insieme fino alla stratosfera. E, soprattutto, a ricordare una cosa semplice: quando l’educazione è libera e condivisa, nessuna distanza è davvero lontana.

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